Il Dottor Leo Galligani, primario emerito di Pediatria, oggi Presidente dell’associazione Amici dell’Ospedale di Biella, ci spiega come nasce l’idea di organizzare il convegno “Il lascito solidale – il futuro del verbo donare” Sabato 11 Novembre a Biella >>

Come si posiziona il “lascito solidale” in Italia rispetto alla tendenza europea?
Il confronto tra le percentuali di questo gesto di solidarietà tra i Paesi del nord Europa e i Paesi del sud ha un gap rilevante.Dal 30-50% di Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Germania, al 3-8% di Francia, Spagna, Italia.

Insomma, l’Italia non pare predisposta ad un fundraising basato sul lascito testamentario.
Eppure noi siamo un paese di generosi con la propensione alla solidarietà molto elevata.

Barriere psicologiche, culturali, pregiudizi, tabù, scaramanzie?
Più probabilmente mancanza di informazione oltre alla suscettibilità per lo scarso riconoscimento, al timore per il mancato riscontro dell’utilizzo, alla dubbia fiducia nei risultati ed anche alla convinzione – falsa – della complessità, delle difficoltà e dei costi. Certamente le donazioni, che danno una risposta immediata, mirata, diretta, controllabile, ci mettono in prima fila. La donazione è un gesto filantropico il più spesso emozionale, il lascito è strumento razionale, più strutturato e pianificato, ed ha a che fare con le valutazioni di patrimonio e famiglia (timore di fare errori o di sottrarre ai propri congiunti?).

E come si pone il territorio biellese rispetto al “lascito solidale”?
Il biellese ha nella sua storia numerosi esempi di grandi donazioni, mi pare senza confronti e da tempi remoti, e, mi pare sempre motivati da necessità, sanitarie e sociali, impellenti. Ha anche un elevato numero di efficienti gruppi, a vario titolo, di volontari che mostrano altruismo e capacità.

Perché un convegno sul lascito testamentario?
La scelta di un convegno sui lasciti, con relatori d’eccellenza, può rispondere a molti quesiti, cancellare molti dubbi, sciogliere diffidenze, allontanare timori. Per aggiungere alla solidarietà ispirata dal cuore la solidarietà dettata dalla ragione.

Ci racconta cos’è, per Lei, il lascito solidale?
Passare il testimone è consegnare la propria memoria, i propri ideali, il proprio vissuto, le viscere e la mente, le realizzazioni e i sogni, il sé che non si vuole spegnere.
Come la mano di nonno e nipotino strette, contengono la speranza dell’uno e la fiducia dell’altro.
Il tramonto di una sera e l’alba di un domani. Una sera qualsiasi e un domani qualsiasi si succedono.

Si è nati, come coronamento e frutto del più umano dei sentimenti, ne siamo stati nutriti.
Cresciuti e consolati da genitori che ci hanno educati a goderne e farne godere. Non è il sentimento della solitudine, raggiunge l’apice nella sua condivisione. Con l’altro e gli altri. Chi abbia avuto la sorte di vivere le fasi della vita nel dare e prendere, quando la curva d’essere noi scende e l’unico modo di continuarla è la speranza di vivere nel ricordo, non possiamo che lasciare quanto più si possa della nostra traccia perché sia più profonda.

Non omnis moriar – non morirò del tutto- è l’invocazione di Orazio.

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