La strategia digitale è fondamentale anche per le non profit.

E’ bene smetterla di pensare che le non profit, così come le onlus e le asd non possano sfruttare gli stessi strumenti che usa il mondo profit.

Innanzitutto avere una strategia consente di ottimizzare le risorse: economiche, umane, di tempo. E consente di pensare e pianificare campagne mirate che restituiscano gratificazioni e risultati che di certo non si hanno nel momento in cui si agisce a caso, in urgenza, in affanno.

Di recente ho letto una bella intervista a Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui spiega come, in meno di tre anni, ha rilanciato il Museo.

Tra gli elementi della ricetta inserisce spot e videogiochi. Inserisce la pianificazione di messaggi diffusi strategicamente, utilizzando canali “alternativi”, ad alto impatto come, ad esempio, gli spot che scorrono nella metropolitana. Evidenzia una pianificazione precisa degli allestimenti e parla direttamente di “un piano strategico di lungo corso”. Ecco, l’impostazione mentale che chi lavora nel terzo settore dovrebbe avere è esattamente questa.

Una non profit potrebbe solo giovarne.

Perché avere una strategia significa obiettivi condivisi, significa ruoli definiti, significa indicare un percorso, significa “remare tutti dalla stessa parte”.

Da dove cominciare?

1) Obiettivo: qual è?

Ovvero aver ben chiaro dove si vuole andare. E poi, nel caso, evidenziare quali sono gli obiettivi intermedi che potremmo definire come le mete da conquistare per raggiungere il traguardo.

2) Risorse: valutare tutto

Gli obiettivi vanno valutati anche in funzione delle risorse che si hanno a disposizione. Ponderiamo dunque con attenzione le persone e le professionalità, il budget, il tempo che verrà impegnato in questa attività.

3) Tempi: fissare delle scadenze

Avere un timeline sostenibile, definire in quanto tempo riteniamo di poter raggiungere il nostro obiettivo. Cerchiamo di “ampliare” i tempi rispetto a quelli che effettivamente ci aspettiamo perché gli imprevisti ci sono sempre.

4) Target: a chi vogliamo parlare?

Immedesimiamoci nelle persone a cui vogliamo rivolgerci. Facciamo un po’ “gli avvocati del diavolo”. Conosciamo le loro abitudini, cosa le emoziona? cosa le indigna? cosa le lascia indifferenti?

5) Contenuti: un unico tema

Noi abbiamo chiaro il nostro progetto, abbiamo un sacco di dettagli in merito, sappiamo le nostre intenzioni. Gli altri no, le persone a cui ci rivolgiamo devono capire a fondo l’obiettivo e devono aver ben chiare le nostre intenzioni. Cerchiamo di farne una sintesi e “fissiamoci” su un concetto che dobbiamo comunicare nel modo più coinvolgente possibile. Esprimiamo contenuti rilevanti, di vero interesse.

6) Condividere: il team

Tutti coloro che in qualche modo verranno coinvolti dalla strategia dovranno condividere il progetto, capirlo a fondo, sentirlo loro.

7) Coordinamento: i ruoli

Definiamo fin da subito chi coordinerà il team di lavoro e definiamo con chiarezza i ruoli di ognuno. La supervisione continua è indispensabile per procedere in linearità, senza sprechi di tempo, rischi di sovrapposizioni, di “buchi” perché “non era ben chiaro” chi dovesse fare quel certo passaggio.

Una strategia così pianificata può solo migliorare ogni campagna della tua onlus.

E se hai bisogno di un po’ di supporto per partire, contattaci!