L’inbound marketing è un metodo organizzato per attirare visitatori su un sito, convertirli in contatti prima e successivamente in donatori, supporter o volontari ed infine fidelizzarli.

Il concetto su cui si basa è in realtà piuttosto semplice, farsi trovare da potenziali donatori, volontari o qualsiasi individuo interessato a sposare la propria causa.

Le associazioni hanno nel loro DNA un asset molto attraente: i contenuti, questi sono al centro dell’attività di inbound marketing per il non profit.

Infatti, per attirare visite al sito, dopo aver identificato la Donor Persona e cioè le persone che sono in linea con la mission e i valori dell’associazione,  bisogna creare contenuti emozionali in modo strutturato, con un piano editoriale, che interessano proprio a questo mio target individuato.

Facciamo un passo indietro per capire perché è importante strutturare un metodo Inbound marketing per il non profit.

Ogni persona potenzialmente interessata alle iniziative di una non profit è costantemente collegata ad internet e lì sta cercando quotidianamente la soluzione ad un problema.

Il contenuto che ha a disposizione un’associazione, se fatto correttamente, contiene proprio le informazioni che l’utente sta cercando, diviene a questo punto come ho detto sopra, la leva più importante per associare e fidelizzare supporter.

Come diffondere i contenuti?

Questo oltre ad essere pubblicato sul proprio sito possibilmente nella sezione blog, va poi promosso attraverso tutti gli strumenti digitali adatti per la diffusione del messaggio, a partire dalla SEO per attrarre visite organiche, fino ad arrivare alla condivisione sui social,  per innescare tutte le fasi dell’inbound.

Vediamo dunque quali sono le fasi dell’inbound marketing per il non profit e gli strumenti utili a creare tutte le azioni necessarie.

Attrarre, convertire, concludere, fidelizzare.

Attrarre: generare qualsiasi tipologia di traffico nel nostro sito non è utile al raggiungimento degli obiettivi, è corretto invece condurre quello giusto per i nostri valori. Concentriamoci dunque sulla buyer personas, cioè i visitatori che siano interessati a diventare nostri potenziali supporters, poi donatori o volontari soddisfatti di ciò che hanno fatto e che per questo continueranno a farlo. Le attività e gli strumenti adatti a questa prima fase sono Blog, SEO e social media.

Convertire: le azioni sopra descritte per attrarre nuovi utenti, devono essere finalizzate alla conversione in contatti mettendo a disposizione contenuti di valore, ad esempio un ebook di approfondimento su un tema trattato sul sito che può essere scaricato a fronte dell’inserimento di una email. Essenziali in questo tipo di attività Call2action, form, landing page.

Concludere: attraverso il monitoraggio delle attività dei lead con Google Analytics e strumenti di marketing automation, sono a questo punto in grado di realizzare la miglior strategia per convertire i lead qualificati raccolti in donatori, supporters o volontari. Essenziali da utilizzare per questa fase sono gli strumenti di email marketing per inviare DEM o newsletter mirate e uno strumento di automazione (spesso integrato nelle piattaforme di  email marketing) per automatizzare il processo di lead nurturing avviato.

Fidelizzare: questa è l’ultima fase strategica del processo di inbound marketing, si tratta di monitorare correttamente tutte le attività che i miei lead hanno effettuato dopo le prime tre fasi e in base ai dati raccolti creare la miglior strategia per attivare le attività di fidelizzazione, ad esempio organizzare eventi offline, molto utile in questo step monitorare le interazioni sui social e rispondere correttamente in tempo reale, così come è utile creare i cosiddetti Smart Content, contenuti intelligenti a misura di visitatore.

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