Avendo già più volte evidenziato il ruolo fondamentale che giocano le emozioni nella scelta di donare è bene soffermarsi sull’importanza di un comportamento professionale ed etico da parte dei fundraiser che non possono in alcun modo tradire o approfittare della fiducia che il donatore ripone in loro.

Risulta dunque di primario interesse per ogni organizzazione non profit l’approvazione di un codice etico a cui i fundraiser e tutti coloro che agiscono per conto dell’organizzazione aderiscano e si attengano scrupolosamente.

Non ci si può permettere di sfruttare il potere emozionale senza un approccio etico.

Alla base di queste considerazioni c’è il concetto di responsabilità sociale volta al perseguimento del bene comune.

E’ dunque indispensabile avere dei riferimenti valoriali che garantiscano un contesto etico di azione che si struttura non soltanto attenendosi ad un elenco di comportamenti giusti, ma, più spesso, adottando principi decisionali che consentano di compiere le scelte migliori sia a favore della non profit sia a favore del donatore o comunque dei vari stakeholder.

Robert Payton sostiene che non ci siano risposte etiche, ma soltanto interrogativi etici. Questa affermazione deve imporre al fundraiser il massimo rispetto e la massima trasparenza del suo operato sia nei rapporti con il donatore sia nei confronti della non profit per cui opera.

Non da ultimo sarà importante valutare l’etica delle immagini e delle storie che si propongono al pubblico al fine di ottenere la donazione. Un aspetto anche questo di primaria importanza, che è al centro di un acceso dibattito e a cui dedicheremo i dovuti approfondimenti.

Elena Chiorino