In Italia è diffusa la convinzione che molti enti non profit utilizzino male i fondi che hanno a disposizione. Questo è un sentiment che rischia di amplificarsi ulteriormente in negativo quando si parla di digitale. Il motivo è di facile comprensione e legato al fatto che in un contesto digitale si ritiene di essere esposti ancora più facilmente a “fregature”.

Diventa dunque di primaria importanza la reputazione della non profit e dei fundraiser che per essa operano.

Tutti devono essere orientati a massimizzare la percezione di affidabilità, ovvero l’accountability dell’associazione.

Come si ottiene un buon livello di accountability e soprattutto la sua percezione da parte del pubblico a cui ci rivolgiamo?

Innanzitutto bisogna sempre tenere presente che l’accountability è volta a tutelare la fiducia del pubblico. Questo implica la massima aderenza di ogni azione e di ogni comunicazione alla mission della non profit che va perseguita con la piena trasparenza della governance.

Coerenza e trasparenza.

Le persone vogliono sapere che cosa viene fatto con i loro soldi. Bisogna quindi mettere il pubblico nella condizione di capire con facilità e senza dubbi le performance della non profit senza peraltro tralasciare la propria visione del futuro e gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere nell’ambito delle varie campagne.

I fondi raccolti e ricevuti, le modalità di utilizzo, i benefici e i servizi che ne derivano a vantaggio dei cittadini e tutti i dati economici che ne quantifichino il valore devono essere pubblici e di facile lettura.

Amministrare il patrimonio della non profit in modo etico, mantenere la medesima etica nelle relazioni instaurate e possibilmente adottare degli strumenti di valutazione delle performance del management contribuiscono ad incrementare l’accountability.

La redazione di un budget in questo contesto diventa occasione, prima per pianificare e poi per controllare e verificare le attività di fundraising. Uno strumento utile a consolidare accountability che va sempre ragionato su un periodo almeno triennale. Questo perché sul singolo anno possono subentrare donazioni importanti che difficilmente si ripeteranno o nuove campagne che hanno bisogno di tempo per consolidarsi e tradursi in donazioni. Ecco dunque che un periodo di analisi adeguato consente di definire degli standard su cui davvero si possa fare affidamento anche per le prestazioni da attendersi sulle attività di fundraising.

Bisogna dunque essere in grado di dimostrare i risultati della non profit che sono volti al miglioramento delle condizioni di vita e focalizzare l’attenzione sulla percezione dei medesimi risultati da parte della comunità, dei donatori, dei volontari al fine di mantenere quanto più possibile elevato e consolidato il concetto di accountability della non profit.

Elena Chiorino