Il termine Neuromarketing viene coniato nel 2002 da Ale Smitds per indicare le tecniche neuroscientifiche utilizzate al fine di capire meglio il consumatore/donatore e per definire strategie di marketing e/o campagne di fundraising più efficaci.

In ambito profit elemento fondamentale per la strutturazione di una strategia è la ricerca di mercato. Raramente un’associazione non profit commissiona o analizza una ricerca di mercato nella sua definizione più corretta, ma sicuramente tiene conto delle opinioni, riflessioni, considerazioni dell’ambiente in cui opera.

Ciò che vale dunque per un’attività profit che analizza una ricerca di mercato si trasla perfettamente su un’associazione non profit che ascolta i propri stakeholder.

Partendo da questa premessa ragioniamo sui limiti che incontriamo in queste analisi.

La consapevolezza a la tenuta in considerazione delle scoperte neuroscientifiche consentono una comprensione più puntuale delle ricerche di mercato e, dunque, anche delle aspettative dei sostenitori di una non profit, così come delle percezioni che i potenziali donatori hanno della tua associazione.

Perché e come?

Le ricerche di mercato forniscono dati analitici e non contemplano il presupposto – scientificamente provato proprio con la scoperta dei neuroni specchio – che spesso le persone intervistate non dicono ciò che esattamente pensano.

Esistono infatti limiti quali i pregiudizi, gli imbarazzi del giudizio degli altri, il timore di offendere e percezioni inconsapevoli che possono condizionarne le risposte anche in percentuali sorprendentemente elevate.

Sono limiti che emergono proprio dallo studio delle neuroscienze alle quali, quindi, i professionisti del marketing fanno riferimento per un’interpretazione di più ampio respiro delle affermazioni degli intervistati.

Le medesime considerazioni sono fondamentali anche per le non profit e per chi si occupa di fundraising digitale o offline.

Il neuromarketing consente, dunque, metodologie di analisi e di reazione più sofisticate ed incisive che si concretizzano in strategie di marketing e, ovviamente anche di marketing digitale, maggiormente mirate ed efficaci.

Nulla di diverso per le associazioni del terzo settore, per le onlus, per le non profit o per le asd.

Bisogna considerare che il percorso cognitivo e il conseguente processo decisionale vengono abbondantemente influenzati dall’inconscio.

Abbiamo già avuto modo di spiegare nell’articolo attivare emozioni che il 95% delle decisioni di acquisto o di donazione avviene a livello inconscio e razionalizzato solo in un secondo momento.

Nel definire dunque la tua prossima campagna di fundraising digitale tieni in considerazione questi aspetti che ti servono anche per migliorare il sentiment nei confronti dell’attività della tua associazione avendo chiaro cosa i tuoi sostenitori si aspettano veramente dalla onp e integrali, come già ti abbiamo suggerito nell’articolo come i neuroni specchio portano al successo di una campagna di fundraising con tutti gli stimoli emotivi che la tua “causa” può suscitare nel potenziale donatore.